Fermo, arroccata sul Colle Sabulo e immersa nelle dolci colline marchigiane, si affaccia sul mare Adriatico, su un contrafforte che domina le valli del Tenna e dell'Ete e si sviluppa fino al litorale, nella parte centro-sud della Regione Marche. Dista circa 60 km da Ancona e 85 km da Pescara.
Fermo è città nobile e di antichissime origini, ricca d'arte e di cultura, oggi anche importante centro industriale ed apprezzabile stazione balneare con otto chilometri di spiaggia. In ogni momento dell'anno, i visitatori potranno godere di storia, arte, natura e divertimento, il tutto accompagnato dalla convivialità schiettamente marchigiana, i piatti tipici e gli ottimi vini locali.
Per quanto riguarda la ricettività c'è solo l'imbarazzo della scelta tra: hotel, residence, agriturismo, camping, case vacanza, locande, affittacamere.
Le origini picene sono documentate dai molti rinvenimenti archeologici e dai resti della cinta muraria. Sottomessi i piceni, nel 268 a.C.,
Fermo divenne colonia romana con ampie autonomie, restando fedele a Roma anche al tempo delle guerre puniche. Il territorio fermano fu intensamente colonizzato dai veterani romani. La crisi dell'impero coinvolse anche
Fermo, che non potè sottrarsi alle distruzioni, soprattutto durante la guerra gotico-bizantina. La città risorse in epoca longobarda quando, dopo aver fatto parte del ducato di Spoleto, divenne ducato essa stessa. Al tempo dei Franchi e degli imperatori tedeschi si avvicinò al Papa, ampliò il suo comprensorio, che assunse la denominazione di Marca fermana. Dalla fine del sec. XII fu libero comune. È questo il periodo in cui estese la sua influenza sulla maggior parte dei castelli circostanti, che costituirono lo Stato Fermano. Nel secolo XIV vari signori si impadronirono, in vari modi, della città, da Mercenario da Monteverde a Gentile da Mogliano, fino a Francesco Sforza, scacciato nel 1446 dal popolo sollevatosi, che nell'occasione distrusse la rocca sul Girfalco. Nella prima metà del XVI secolo,
Fermo venne in contrasto con il Papa, che con le armi e il suo potere convinse i fermani, nel 1550, a chiedere per governatore il suo stesso nipote, che la governò fino al 1676 quando successe una apposita "congregazione fermana". In età napoleonica fu capoluogo del Dipartimento del Tronto e poi sede di Delegazione Apostolica.